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L’olio del Titano è sempre più buono. Viaggio tra le piante di Romano Francioni
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Martedì 08 Novembre 2011

olive_francioni

 

 

“Olio con sapiente arte spremuto, dal puro frutto degli annosi olivi, che cantan - pace! - in lor linguaggio muto degli umbri colli pei solenti clivi, chiaro assai più liquido cristallo, fragrante quale oriental unguento, puro come la fè che nel metallo. Concavo t’arde sull’altar d’argento, le tue rare virtù non furo ignote alle mense d’Orazio e di Varrone che non sdegnàr cantarti in loro note...”. Dal periplo del Lago di Garda – siamo al Vittoriale, lato lombardo – le parole di “Alcione” di Gabriele D’Annunzio profumano i declivi del Monte Titano. Romano Francioni ci accompagna nel suo oliveto, a respirare i profumi del campo, a raccontarci l’antica arte – nobilissima – dell’oro giallo. “Quest’anno la raccolta è iniziata un po’ prima rispetto alla norma – esordisce, camminando nel suo ettaro di piante che guarda la costa sud della Romagna -. Tutte le colture, nel 2011, a causa del grande caldo e della poca pioggia scesa, sono maturate in anticipo”. Un anticipo che non ha intaccato la qualità del prodotto. Ed è proprio sull’eccellenza dell’olio (e delle olive) che Francioni si sofferma: “La prima raccolta e la prima spremitura è la migliore in quanto l’oliva ‘esce’ meno acidosa, e di conseguenza più delicata al palato. La prima mandata possiede più antiossidanti”. Nell’ettaro di Francioni, si stagliano circa 170/180 piante: una piccola parte del patrimonio complessivo dell’agricoltore sammarinese. Olivi più giovani (“Le piante più recenti hanno cinque o sei anni di vita” commenta) si alternano a quelli più vecchi (“Alcuni tronchi hanno 50 o 60 anni”), in una mescolanza sapiente e ben misurata di tipologie di piante: “Il Frantoio è una pianta qualitativamente molto elevata, ma soffre il freddo. Il Leccino invece è meno pregiato, però ha più resistenza alle basse temperature. Dopo un ottimo 2010, anche a causa delle normali alternanze fisiologiche e di tante variabili (clima, fioritura, eccetera), il 2011 è stato un anno un po’ meno fecondo. Stagione di raccolta quindi. “La effettuiamo in maniera meccanizzata – spiega, mentre sta lavorando -. Alcuni invece raccolgono le olive manualmente: sostanzialmente non c’è alcuna differenza. Con le macchine forse è meno pericoloso”. Se esistono diverse filosofie per far cadere dai rami le olive, non esistono dubbi sugli interventi che devono essere eseguiti durante l’anno per la cura e la salute delle piante. “Io poto poco dopo la raccolta. Una volta invece avveniva ogni due o tre anni”. Come una certezza è la qualità dell’olio sammarinese.”Il Consorzio Terra di San Marino ha saputo essere il trait d’union tra la produzione e la valorizzazione del prodotto”. Valorizzazione che è approdata sino ai pregiati palati di Slow Food: per tutto il 2011 l’olio Terra di San Marino, prodotto dalla Cooperativa Olivicoltori Sammarinesi, comparirà nella prestigiosa guida ai migliori Extravergini d’Italia. All’oro giallo sammarinese sono state assegnate ben “2 olive” su 3, il massimo riconoscimento attribuito per segnalare la qualità assoluta.

 
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